Tranquilli, tranquilli, anche stavolta non si tratta di un vero e proprio spoiler ma è una sorta di spin-off: l'ambientazione e i personaggi sono gli stessi ma si tratta di un'altra storia.
Stavo pensando di sviluppare questi racconti su due piani diversi: un passato lontano (dove si svolge ciò che vi ho raccontato nella prima puntata) e un passato più recente (ovvero quando accade quel che state per leggere :P).
In questo modo avrete due storie parallele e un simpatico puzzle da ricomporre :D
Coraggio, è molto semplice, d'altronde non ho molto tempo da dedicare a questa mia iniziativa... Peccato, perchè adoro scrivere. Purtroppo ho problemi in famiglia, mio padre non sta bene e in più devo dedicarmi a Kill the Granny 2: ho sentito da poco Mario (il socio di Pavesio) e mi ha detto che la data ultima-definitiva-finale-decisiva è il 15 dicembre (ahi).
Passando a cose più allegre, domenica siamo stati a Scarperia, nel Mugello, per una festa rinascimentale chiamata "Diotto". Mi è piaciuta molto, anche perchè la gente del luogo era vestita a tema, e anche la "scenografia" era abbastanza curata! C'era la paglia per terra e avevano allestito tendoni, locande e botteghe (c'era persino il bordello ahahahah). Ma la cosa che m'è piaciuta di più è stato lo spettacolo dei falconieri: mi sono innamorata di Pallina, una dolcissima barbagianni *-*
Bando alle chiacchiere, è l'ora del raccontino...
LA PARATA
Chat F.
La piazza era gremita di gente. Alcuni si affacciavano dalle terrazze, altri spuntavano dai portoni dei palazzi, altri ancora brulicavano come formiche e nella loro trepidante attesa sollevavano un crescente brusìo.
Tutti erano accorsi per vederla, per vedere la Madre.
Era passato tanto tempo dall'ultima volta che si era mostrata in pubblico, ed era anche vero che a nessuno era dato sapere dove effettivamente abitasse. Ma per il popolo era un giorno speciale, qualsiasi attività veniva messa da parte per l'allestimento della parata, affinché tutto fosse perfetto. Parteciparvi era non solo un obbligo ma anche un onore.
E ad ognuno faceva sempre un discreto effetto trovarsi davanti alle sue guardie, comunemente chiamati i Messaggeri: come volute di fumo si attorcigliavano sinuosi sulle altissime colonne di marmo, per poi volare bassi sulla folla. La loro maschera ghignava feroce e non lasciava trasparire nient'altro che due pupille di fuoco, pupille che tutto scrutavano e a cui nulla sfuggiva. I lunghi mantelli di seta mutavano forma ad ogni movimento e sembrava che trascinassero con sé vuoto e oscurità.
Poi la campana suonò tre volte e i messaggeri si levarono silenziosi in volo.
Tra le volte si intrecciava l'inquietante danza di decine di fiamme nere, mentre ogni sussurro o rumore si spegneva in quello spettacolo affascinante e terribile al tempo stesso.
Le loro figure impalpabili si avviluppavano flessuosamente, per poi dissolversi e ricomporsi al centro del loggiato, perfettamente schierate.
La loro presenza incuteva timore e annunciava l'imminente sacrificio.
Gli spettatori si voltarono verso il centro della piazza, dove la bestia, nuda e completamente glabra, stava rannicchiata nella gabbia. Sbavava e digrignava i denti, stringendo saldamente le sbarre con le dita nodose. I suoi occhi, quasi completamente ciechi, fissavano con odio la folla, mentre dalla sua bocca uscì un acuto gemito. Aveva percepito l'arrivo della Madre e il suo sguardo s'era fatto di colpo più triste e supplichevole.
Il sontuoso baldacchino, sostenuto da quattro Messaggeri, era giunto al porticato e una figura filiforme si intravedeva tra i drappeggi e i pendagli colorati. L'ingombrante vestito, decorato da preziosi pizzi e merletti, era in contrasto con la sua figura scheletrica e smunta. La sua pelle era grigia e attraversata da innumerevoli crepature che convogliavano nel suo collo lungo e sottile. Un'acconciatura di lunghe piume bianche, tutte tirate all'indietro, slanciavano ancor più il suo volto, mentre sulla sua maschera vi era un'espressione maligna e sardonica.
Tutti si prodigarono in un profondo inchino, in attesa, col fiato sospeso.
Poi la mano dell'esile donna accennò un segno nell'aria.
Era giunto il momento. La creatura doveva morire, il suo sangue impuro doveva scorrere ed essere lavato via, così come il suo peccato. Era soltanto un abominio, un essere creato per errore. Poi la lama del boia sibilò.
Sulla maschera della Madre si dipinse un sorriso di vittoria.
Lei era la Creatrice, la Sovrana, la Padrona. Lei era la Strega.
Chat F.
